Il corpo è la mente

Il weekend scorso sono stata a Roma per delle lezioni del Master per la diagnosi e trattamento dei Disturbi alimentari. Durante una di queste lezioni c’è stata una frase di una docente che mi ha colpito: “Il corpo è la mente, non il corpo e la mente. Un accento che cambia tutto”.

Il corpo parla perché la persona non sa dire.

Il disturbo alimentare è anche, ma non solo, un modo per comunicare un disagio che non si sa comunicare se non indirettamente (attraverso il corpo e la malattia).

I messaggi emotivi e fisici sono da capire, non da cancellare, e questo non è facile anche per l’educazione che riceviamo, per la quale il corpo va fatto tacere o costretto entro canoni rigidi, uguali per tutti e determinati dall’esterno.

Ad esempio, le esperienze di “Mi sento grass*” vanno rilette in termini di “Come altro potresti chiamare questa sensazione? Come ti senti dentro? Quali sono le emozioni che avverti in quel momento?”.

Quindi il corpo va considerato anche come fonte di informazioni e conoscenze su di noi, di stimoli che stanno sopra la pelle (emozioni) e sotto la pelle (sensazioni).

È importante “usare” il corpo per capire cosa ci sta dicendo e imparare a parlare con le parole e non più, o non solo, con il corpo (e con il cibo e suoi sintomi); “usare” le nostre emozioni e sensazioni per capirci meglio, ascoltandole, accettandole, esprimendole.

Guarire da un disturbo alimentare

È necessario imparare a togliere di mezzo il corpo quando non c’entra, quando è solo lo schermo su cui proiettiamo lotte e disagi che stanno altrove, quando è solo una distrazione e/o una protezione da altri problemi, o quando i problemi e le risposte che possiamo dare non sono alimentari ma verbali o relazionali o altro.

È importante capire che si può agire diversamente e che esistono altri registri cognitivi, emotivi, comportamentali e relazionali; che è possibile aumentare la flessibilità dei propri copioni relazionali e cognitivi creando e consolidando un’alternativa, e che è possibile riconoscere i circoli viziosi che mantengono relazioni e atteggiamenti disfunzionali per poterli modificare.

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